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Alla stregua degli altri materiali da costruzione, i cavi elettrici rappresentano un aspetto significante per la sicurezza in caso di incendio. I cavi elettrici potrebbero infatti essere responsabili della propagazione dell’incendio tra compartimenti attigui o in aree nascoste (es. controsoffitti).

Per far fronte a tale problematica la normativa antincendio prevede specifiche misure in termini di reazione al fuoco. Le normative antincendio di interesse sono attualmente le seguenti:

  1. D.M. 27 ottobre 2007 che sostituisce il D.M. 10 marzo 2005, integrandolo per altro con prescrizioni aggiuntive;
  2. Il codice di prevenzione incendi di cui al D.M. 18.10.2019.

Si specifica che, in relazione all’approccio progettuale scelto dal professionista antincendio sarà necessario seguire solo una delle due normative citate.

Esiste inoltre il Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR) che stabilisce i requisiti base che tutti i prodotti (progettati per essere installati in modo permanente nelle opere di ingegneria civile) dovrebbero garantire. Tra questi prodotti rientrano anche i cavi elettrici.

Cavi elettrici e la normativa antincendio: il D.M. 27 ottobre 2007

Il D.M. 27.10.2007 prescrive le classi di reazione al fuoco per prodotti da costruzione da impiegarsi nelle opere per le quali è prescritto il requisito della sicurezza in caso di incendio.

Ogni prodotto può essere classificato per reazione al fuoco in relazione alle prove e alle prescrizioni stabilite da specifiche tecniche. Rispetto al D.M. 10.03.2005, il nuovo D.M. 27 ottobre 2007 introduce la classificazione dei cavi elettrici per reazione al fuoco. Esso elenca anche i principali metodi di prova da utilizzarsi ai fini della predetta classificazione.

Cavi elettrici e la normativa antincendio. Il parametro del gocciolamento. Cosa impone la normativa antincendio. Il DM 27.10.2007
Classi di reazione al fuoco per cavi elettrici, in conformità al D.M. 27 ottobre 2007

E’ bene notare che la classificazione per reazione al fuoco dei cavi elettrici è nettamente distinguibile, vista la presenza del pedice “ca” (cable) ai fini della determinazione della classificazione principale.

Oltre alla classificazione principale, il D.M. 27 ottobre 2007 introduce anche i seguenti parametri aggiuntivi:

  1. “s” (smoke) che descrive la produzione e l’opacità dei fumi;
  2. “d” (drop) relativo la formazione di particelle incandescenti che gocciolando potrebbero causare una maggiore propagazione dell’incendio;
  3. “a” (acidity) con cui si definisce la pericolosità dei fumi per le persone e la caratteristica di corrosività per le cose.

La determinazione del parametro di gocciolamento avviene tramite prove di laboratorio condotte secondo le modalità di cui alla EN50399. In particolare controllando la produzione di gocce incandescenti durante la prova, un cavo si può classificare:

  1. “d0” se vi è assenza di particelle incandescenti per 1200 secondi;
  2. “d1” qualora non vengano prodotte gocce o particelle incandescenti per almeno 10 secondi;
  3. “d2” per tutti gli altri casi.

Il D.M. 27 ottobre 2007 e la progettazione antincendio dell’attività

All’interno dell’attività oggetto di progettazione, i cavi elettrici quale classe di reazione al fuoco devono rispettare?

Il D.M. 27 ottobre 2007 non fornisce indicazioni in tal senso, in quanto tale prescrizione potrà risiedere all’interno della normativa antincendio specifica per l’attività oggetto di progettazione (uffici, scuole ecc…), oppure per mezzo del regolamento CPR.

Cavi elettrici e la normativa antincendio: il codice di prevenzione incendi

Il codice di prevenzione incendi di cui al D.M. 18.10.2019 prescrive le classi di reazione al fuoco da rispettare ai fini della progettazione dell’attività. Le indicazioni relative la reazione al fuoco dei cavi elettrici è riportata all’interno della Strategia S.1, con particolare riferimento alla Tabella S.1-8.

Si può notare che per i gruppi materiali GM1 e GM2 è richiesto un requisito di gocciolamento pari a “d0”.

Cavi elettrici e la normativa antincendio. Il parametro del gocciolamento. Cosa impone la normativa antincendio. Il DM 18.10.2019. Il codice di prevenzione incendi

L’approccio del codice di prevenzione incendi è quindi nettamente diverso da quello del D.M. 27.10.2007. Se quest’ultimo aveva il solo scopo di elencare le classi di reazione al fuoco dei cavi elettrici, il codice di prevenzione incendi aiuta il progettista a scegliere il corretto prodotto da installare all’interno dell’attività.

La disciplina del regolamento CPR

La Commissione Europea ha ricompreso il comportamento al fuoco dei cavi elettrici all’interno delle caratteristiche considerate rilevanti ai fini della sicurezza delle costruzioni.

Secondo il regolamento CPR i cavi elettrici possono essere ricompresi in una delle seguenti sette classi di reazione al fuoco:

Cavi elettrici e la normativa antincendio. Il parametro del gocciolamento. Cosa impone la normativa antincendio. Il regolamento CPR

Oltre alla predetta classificazione principale, i cavi potranno essere corredati dei parametri “s” (smoke), “d” (drop) e “a” (acidity).

Il regolamento CPR e la progettazione antincendio dell’attività

In relazione a quanto appena esplicitato potremmo quindi porci la stessa domanda. All’interno dell’attività oggetto di progettazione, quale reazione al fuoco devono rispettare i cavi elettrici?

Una risposta si può trovare all’interno della norma CEI UNEL 35016, che fissa quattro classi di reazione al fuoco per i cavi elettrici in relazione al CPR 305/2011, correlando le classi con i luoghi di installazione.

Cavi elettrici e la normativa antincendio. Il parametro del gocciolamento. Cosa impone la normativa antincendio. Il regolamento CPR. La norma CEI UNEL 35016

Come si nota, la migliore classe di gocciolamento raggiunta corrisponde alla “d1”. Attualmente in commercio infatti esistono pochissimi cavi elettrici in grado di soddisfare un requisito di gocciolamento pari a “d0”.

Codice di prevenzione incendi VS Regolamento CPR

Come già sottolineato nei rispettivi paragrafi, il codice di prevenzione incendi richiede sovente il requisito “d0” di gocciolamento dei cavi elettrici. Al contrario la norma CEI UNEL 35016 ha standardizzato quattro classi principali di reazione al fuoco all’interno delle quali il parametro di gocciolamento richiesto è sempre pari al massimo a “d1”.

Considerando che i cavi elettrici posti in commercio seguono le linee guida fornite dalla norma CEI UNEL 35016, in molti casi non risulterebbe possibile soddisfare le prescrizioni del codice di prevenzione incendi.

In realtà, l’attuale indisponibilità sul mercato delle tipologie di cavi richiesti dal codice, non impedisce l’utilizzo dello stesso come strumento di progettazione perché:

  1. Il requisito “d0” per il gocciolamento può essere declassato a “d1” qualora i cavi siano posati a pavimento (o altra installazione che ne impedisca di fatto il gocciolamento);
  2. Il codice permette di adottare soluzioni alternative per ogni livello di prestazione. In questo caso, si dovrà dimostrare il raggiungimento del livello di prestazione ricorrendo all’applicazione di norme o documenti tecnici di organismi europei o internazionali (es. norma CEI 64-8).
Cavi elettrici e la normativa antincendio. Il parametro del gocciolamento. Cosa impone la normativa antincendio. Il regolamento CPR vs il codice di prevenzione incendi. Le soluzioni alternative. La norma CEI 64-8

Autore: S. Allione – 3488939368

Mail: silvia.allione.92@gmail.com

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