Principali attrezzature ed impianti di spegnimento

Principali attrezzature ed impianti di spegnimento

Estintori portatili d’incendio

Una delle attrezzature antincendio più diffuse ed utilizzate per intervenire sui principi di incendio sono gli estintori portatili, particolarmente preziosi per la prontezza di impiego e la efficacia.

Nei piccoli incendi  ed in caso di primo intervento può essere sufficiente l’utilizzo di uno o al massimo due estintori per domare il fuoco.

Per incendi più gravi l’utilizzo degli estintori può essere utile per impedire o rallentare la propagazione delle fiamme, in attesa dell’utilizzo di mezzi antincendio più potenti che hanno spesso tempi di approntamento più lunghi.

Per ciò che attiene alle caratteristiche degli estintori ed alla loro classificazione si rimanda a quanto già illustrato nel capitolo 2.3.1. del presente documento.

Le regole generali per l’utilizzo degli estintori portatili  contro un incendio sono le seguenti:

  • azionare l’estintore alla giusta distanza dalla fiamma per colpire il focolare con la massima efficacia del getto, compatibilmente con l’intensità del calore emanata dalla fiamma stessa
  • dirigere il getto dell’agente estinguente alla base della fiamma
  • agire in progressione iniziando a dirigere il getto sulle fiamme più vicine per poi proseguire verso quelle più distanti
  • durante l’erogazione muovere leggermente a ventaglio l’estintore
  • se trattasi di incendio di liquido, operare in modo che il getto non causi proiezione del liquido che brucia al di fuori del recipiente; ciò potrebbe causare la propagazione dell’incendio
  • operare sempre sopra vento rispetto al focolare
  • in caso di contemporaneo impiego di due o più estintori gli operatori non devono mai operare da posizione contrapposta ma muoversi preferibilmente verso una unica direzione  o operare da posizioni che formino un angolo rispetto al fuoco non superiore a 90° in modo tale da non proiettare  parti calde, fiamme  o frammenti del materiale che brucia contro gli altri  operatori
  • evitare di procedere su terreno cosparso di sostanze facilmente combustibili
  • operare a giusta distanza di sicurezza, esaminando quali potrebbero essere gli sviluppi dell’incen­dio ed il percorso di propagazione più probabile delle fiamme
  • indossare i mezzi di protezione individuale prescritti
  • nell’utilizzo di estintori in locali chiusi assicurarsi ad una corda che consenta il recupero dell’ope­ratore in caso di infortunio
  • non impiegare ascensori o altri mezzi meccanici per recarsi o scappare dal luogo dell’incendio
  • procedere verso il focolaio di incendio assumendo una posizione il più bassa possibile per sfuggire all’azione nociva dei fumi
  • prima di abbandonare il luogo dell’incendio verificare che il focolaio sia effettivamente spento e sia esclusa la possibilità di una riaccensione
  • abbandonare il luogo dell’incendio, in particolare se al chiuso, non appena possibile

Tubazioni ed accessori degli impianti idrici antincendio

Tubi di mandata aventi un phi da 45 e 70 mm. (loro impiego)

                         in doppio                                                                                          in semplice

Avvolti in doppio prima dell’uso                                              Avvolti in semplice dopo l’uso

La distesa di un tubo, se non avviene con tubazione avvolta in doppio, può creare una serie di spirali che strozzando il tubo non permettono il passaggio dell’acqua.

Nella distesa delle tubazioni, il raccordo maschio deve essere diretto verso l’incendio.

Questo componente è utile:

a)       per la formazione di un secondo getto;

b)      per il prolungamento della tubazione senza intervenire sull’idrante;

c)       per il comodo scarico della colonna d’acqua in una tubazione montante al termine del servizio.

Attrezzature di protezione individuale (maschere, autorespiratori, tute, ecc.)

MASCHERE ANTIGAS

Generalità

La protezione degli organi della respirazione in ambienti contaminati da gas o vapori nocivi può essere assicurata mediante l’uso di maschere antigas.

Esse provvedono, a mezzo di filtri di tipo adatto al tossico o gruppo di tossici dai quali occorre difendersi, a depurare l’aria inspirata trattenendo gli agenti nocivi o trasformandoli in sostanze non dannose all’organismo umano.

L’impiego della maschera antigas ha però delle limitazioni che debbono essere assolutamente tenute presenti: si può anzi dire che è più importante sapere quando essa non può essere usata che non quando può essere usata.

Una limitazione essenziale nell’impiego di tale apparecchio è dovuta al fatto che l’aria purificata attraverso il filtro deve essere respirabile, ossia contenere non meno del 17% di ossigeno.

Altro elemento da tenere presente è che la concentrazione dell’agente inquinante non sia superiore al 2% in quanto i filtri non sono idonei, a neutralizzare tale quantità.

É altresì essenziale ricordare che la maschera antigas non è un dispositivo di protezione universale che possa essere usato indiscriminatamente per la difesa da qualsiasi agente inquinante.

Ogni filtro è infatti specifico per un solo agente (ad es. ossido di carbonio ) o per una classe di agenti (ad es. vapori organici).

Ne consegue che la protezione a filtro è possibile solo quando si conosca esattamente la natura dell’inquinante e si disponga del filtro idoneo.

Per quanto detto, in locali chiusi, di piccole dimensioni, scarsamente o per niente aerati come gallerie, serbatoi, pozzi, cunicoli, ecc. – ove facilmente la concentrazione di ossigeno sarà al di sotto del limite minimo consentito – non è consigliabile l’impiego di apparecchi a filtro.

In questi casi ( come del resto quando non si ha alcuna idea della natura dell’agente inquinante o si teme la formazione di concentrazioni eccezionali) si deve ricorrere all’uso di autorespiratori a ciclo aperto.

La maschera antigas

La maschera antigas è costituita essenzialmente di due parti collegabili fra loro, e cioè:

  • la maschera propriamente detta, che copre tutto il viso;
  • un filtro, contenente le sostanze atte alla depurazione dell’aria.
  • chiudere ermeticamente col palmo della mano la sede di avvitamento per il filtro;
  • aspirare profondamente: non si dovrà avvertire nessuna infiltrazione d’aria;

Una volta tolto il filtro dalla borsa-custodia, controllare che il tappo di gomma al fondello ed il coperchio metallico al bocchello siano impegnati nella loro sede.

Togliere i tappi ed applicare il filtro al bocchettone, avvitando a fondo. Dopo tale operazione l’operatore è pronto per intervenire sul sinistro, tenendo conto delle limitazioni precedentemente illustrate.

AUTORESPIRATORI

Generalità

Gli autorespiratori sono apparecchi di respirazione costituiti da una unità funzionale autonoma, portata dall’operatore che può quindi muoversi con completa libertà di movimenti.

Essi rappresentano il mezzo protettivo più sicuro in quanto, agli effetti della respirazione, isolano completamente l’operatore dall’ambiente esterno.

La necessità di impiego di questi mezzi si verifica in diverse circostanze: quando l’ambiente è povero o privo di ossigeno; quando il tasso d’inquinamento atmosferico è eccessivamente elevato; quando non si ha alcuna conoscenza, nemmeno approssimata, della natura dell’inquinante; in tutti i casi, cioè, dove non è sufficiente o è dubbia l’efficacia dei dispositivi filtranti.

Uso delle attrezzature di spegnimento e di protezione individuale

Manovre di incendio con estintori e idranti

Distesa di due tubi da 45 mm. e lancia

Il servente che svolge i due tubi in successione, provvede a riavvolgerlí in doppio, aiutato da un secondo servente.

Manovra d’incendio al piano terra con tre serventi (a secco).

Con partenza in prossimità dell’idrante, il primo servente stende il tubo da 70 mm e lo raccorda all’idrante.  Resta così in attesa del comando per azionare l’idrante.

Il secondo servente si porta in prossimità dell’incendio tenendo in una mano il raccordo maschio da 70 mm. e nell’altra un ripartitore da 70/45 a tre vie d’esodo che verrà raccordato al tubo (tutte le valvole chiuse).  Il secondo servente staziona sul ripartitore per azionario.

Il terzo servente, valutato il possibile posizionamento del ripartitore, svolge il primo tubo da 45 mm., lancia il secondo tubo da 45 mm. e dopo averlo raccordato lo stende.  Infine raccorda la lancia.

E’ importante che lo stendimento avvenga senza che si formino spirali.

Alla richiesta dell’acqua il prima servente apre l’idrante e il secondo servente apre la valvola di alimentazione alla lancia.

Manovra d’incendio ai piani superiori con quattro serventi (a secco).

Stessa tecnica usata precedentemente per la manovra d’incendio al piano terra; in più:

il quarto servente si porta ai piani superiori con la fune a tracolla, la lascia cadere verso terra (svolgimento matasse), e dopo che il terzo servente ha legato la lancia con l’apposito nodo, issa la tubazione al piano e, utilizzando il tratto di fune a disposizione, applica sulla tubazione stessa un rompitratta a sostegno della colonna d’acqua.

Manovra d’incendio con vasca da 1 mq. circa.

Verifica della capacità estinguente con estintori a C02 e a polvere (A-B-C).

(A seconda della profondità della vasca, su una base d’acqua di circa 10 cm. , versare un volume di benzina e circa due volumi di gasolio.  Prontamente innescare l’incendio e quando lo stesso ha raggiunto una certa inerzia, (circa 1 minuto) iniziare l’opera di spegnimento).

Manovra d’incendio con vasca da 4 mq. circa.

Uso di estintori a polvere per incendi dì classe A-B-C.

(Stessa tecnica come caso precedente.  Un secondo servente è pronto ad intervenire nel caso il primo servente non riesca nell’opera di estinzione).

Manovra d’incendio con vasca da 1 mq. circa, con fuoriuscita di benzina da condotta orizzontale supiano inclinato.

Sulla vasca con circa 5 cm. d’acqua, aprire l’erogazione della benzina ed innescare l’incendio.  Dopo breve intervallo intervenire con estintore a polvere e ad estinzione avvenuta chiudere la valvola di intercettazione benzina.

N.B. Gli esempi citati dovranno essere utilizzati tenendo conto di quanto esiste nell’azienda in cui è richiesto il nostro servizio di informazione – formazione.

Manovre con i D.P.I.

Questa parte delle esercitazioni consiste nel portare gli allievi ad un livello di conoscenza e confidenza nell’indossamento e nell’impiego dei mezzi di protezione individuale, con particolare riguardo ai mezzi di protezione delle vie respiratorie.

Per le aziende che prevedono l’imipiego di indumenti protettivi anche per l’esposizione della cute è importante un’adeguata istruzione sul loro impiego e sugli effetti fisiologici dell’uso prolungato dell’indumento.

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