Verifica della propagazione degli incendi

Propagazione e compartimentazione

Portfolio

Il nuovo DM 18 ottobre 2019, permette l'applicazione delle soluzioni alternative per il capitolo S.3 -Compartimentazione.

Si cerca utilizzando i principi dell'ingegneria della sicurezza antincendio, analogamente alle altre discipline ingegneristiche, di definire soluzioni idonee al raggiungimento di obiettivi progettuali mediante analisi di tipo quantitativo.

Propagazione dei fumi

Il Codice di prevenzione incendi definisce nel Capitolo S.3 la strategia antincendio per limitare la propagazione dell’incendio tramite la Compartimentazione.

In generale tale misura antincendio è richiesta:

  • Verso altre attività;
  • All’interno della stessa attività.

La compartimentazione viene realizzata mediante:

  • Compartimenti antincendio, ubicati all’interno della stessa opera da costruzione;
  • Interposizione di distanze di separazione, tra opere da costruzione o altri bersagli combustibili, anche ubicati in spazio a cielo libero.

Definito il livello di prestazione tra gli obiettivi principali si riconoscono:

  • Livello II: Contrastare la propagazione verso altre attività e all’interno della stessa;
  • Livello III: Oltre quanto richiesto dal Livello II, si richiede anche che non avvenga la propagazione all’interno della stessa attività dei fumi freddi.

Grazie all’applicazione della Fire Safety Engineering, nel rispetto del DM 18 ottobre 2019, analizziamo con soluzione alternativa la propagazione dei fumi dovuti alla combustione.

In questo modo possiamo verificare le caratteristiche degli spazi scoperti, dei compartimenti, dei filtri e della loro ubicazione.

E’ possibile anche analizzare l’effettiva distanza di separazione tra bersagli utilizzando modelli numeri di simulazione dell’incendio tipo CFD.

Modelli CFD - FDS

I tecnici di FSEng grazie agli strumenti di modellazione analitici o numerici descrittivi (FDS-Fire Dynamic Simulator), descrivono o calcolano gli effetti degli scenari di fuoco, in relazione alla soluzione progettuale ipotizzata. Se gli effetti sono calcolati conservando un adeguato margine di sicurezza rispetto alle prestazioni precedentemente prestabilite, allora la soluzione progettuale analizzata è accettabile.

I modelli CFD generici , utilizzati nello studio dell’incendio, possiedono vantaggi e svantaggi.

Per esempio, sicuramente il pro più importante è quello di essere molto facili da utilizzare, mettendo anche a disposizione la possibilità di usufruire di diversi tools per un buon set-up dello scenario d’incendio e per un adeguato trattamento dei dati. Proprio per questo motivo, I CFD generici sono così utilizzati da essere diventati un vero e proprio gold-standard in molti settori, eppure non del tutto in quello della fire engineering, in cui si utilizzano dei CFD che siano ad hoc per lo studio dell’incendio (FDS).

Dall’altro canto, invece, I CFD generici hanno il difetto di non modellare la combustione. I CFD specifici per la Fire Engineering (FDS – Fire Dynamic Simulator) sono stati realizzati per risultare ottimizzati in questo settore di applicazione e, seppur molto affidabili, riservano grandi prospettive di sviluppo. Questi CFD sono pensati per utenti con una buona conoscenza del fenomeno “incendio” e possono risultare onerosi.

Bene, su quale CFD fa affidamento il team di FSEng? 

La risposta è: Fire Dynamics Simulator (FDS).

Si tratta di un modello sviluppato dal NIST, in grado di simulare l’incendio, le sue cause ed I suoi effetti, permettendo all’utente di realizzare degli scenari d’incendio molto fedeli, tenendo conto anche dei diversi parametri di ogni materiale presente nella simulazione, come le proprie caratteristiche d’infiammabilità, di combustione e di reazione all’incendio.

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