S.3.1 Premessa

  1. La finalità della compartimentazione è di limitare la propagazione dell’incendio e dei suoi effetti:
    a. verso altre attività, afferenti ad altro responsabile dell’attività o di diversa tipologia;
    b. all’interno della stessa attività.
  2. La compartimentazione è realizzata mediante:
    a. compartimenti antincendio, ubicati all’interno della stessa opera da costruzione;
    b. interposizione di distanze di separazione, tra opere da costruzione o altri bersagli combustibili, anche ubicati in spazio a cielo libero.

S.3.2 Livelli di prestazione

  1. La tabella S.3-1 riporta i livelli di prestazione attribuibili alle opere da costruzione per la presente misura antincendio.
Tabella S.3-1: Livelli di prestazione
Tabella S.3-1: Livelli di prestazione

S.3.3 Criteri di attribuzione dei livelli di prestazione

  1. La tabella S.3-2 riporta i criteri generalmente accettati per l’attribuzione dei singoli livelli di prestazione.
Tabella S.3-2: Criteri di attribuzione dei livelli di prestazione
Tabella S.3-2: Criteri di attribuzione dei livelli di prestazione

S.3.4 Soluzioni progettuali

S.3.4.1 Soluzioni conformi per il livello di prestazione II

  1. Al fine di limitare la propagazione dell’incendio verso altre attività deve essere impiegata almeno una delle seguenti soluzioni conformi:
    a. inserire le diverse attività in compartimenti antincendio distinti, come descritto nei paragrafi S.3.5 ed S.3.6, con le caratteristiche di cui al paragrafo S.3.7;
    b. interporre distanze di separazione su spazio a cielo libero tra le diverse attività, come descritto nel paragrafo S.3.8.
  2. Al fine di limitare la propagazione dell’incendio all’interno della stessa attività deve essere impiegata almeno una delle seguenti soluzioni conformi:
    a. suddividere la volumetria dell’opera da costruzione contenente l’attività, in compartimenti antincendio, come descritto nei paragrafi S.3.5 ed S.3.6, con le caratteristiche di cui al paragrafo S.3.7;
    b. interporre distanze di separazione su spazio a cielo libero tra ambiti della stessa attività, come descritto nel paragrafo S.3.8.
  3. L’ubicazione delle diverse attività nella stessa opera da costruzione deve essere stabilita secondo i criteri di cui al paragrafo S.3.9.
  4. Sono ammesse comunicazioni tra le diverse attività presenti nella stessa opera da costruzione, realizzate con le limitazioni e le modalità descritte al paragrafo S.3.10.

S.3.4.2 Soluzioni conformi per il livello di prestazione III

  1. Si applicano le soluzioni conformi per il livello di prestazione II, impiegando elementi a tenuta di fumo (Sa) per la realizzazione dei compartimenti antincendio.

S.3.4.3 Soluzioni alternative

  1. Sono ammesse soluzioni alternative per tutti i livelli di prestazione.
  2. Al fine di dimostrare il raggiungimento del livello di prestazione, il progettista deve impiegare uno dei metodi del paragrafo G.2.7.
  3. In tabella S.3-3 sono riportate alcune modalità generalmente accettate per la progettazione di soluzioni alternative. Il progettista può comunque impiegare modalità diverse da quelle elencate.
Tabella S.3-3: Modalità progettuali per soluzioni alternative
Tabella S.3-3: Modalità progettuali per soluzioni alternative

S.3.5 Caratteristiche generali

S.3.5.1 Spazio scoperto

Nota Lo spazio scoperto limita la propagazione dell’incendio e dei suoi effetti. Lo spazio scoperto non è un compartimento antincendio.

  1. Lo spazio scoperto è uno spazio a cielo libero o superiormente grigliato, anche delimitato su tutti i lati, avente:
    a. superficie lorda minima libera in pianta, espressa in m2, non inferiore a quella calcolata moltiplicando per 3 l’altezza in metri della parete più bassa che lo delimita;
    b. distanza fra le strutture verticali che delimitano lo spazio scoperto ≥ 3,50 m.
  2. Se lo spazio scoperto è superiormente grigliato, il rapporto tra la superficie utile e la superficie lorda totale della griglia deve essere ≥ 75%.
  3. Se le pareti delimitanti lo spazio a cielo libero o grigliato hanno strutture che aggettano o rientrano, detto spazio è considerato scoperto se sono rispettate le condizioni del punto 1 e se il rapporto fra la sporgenza (o rientranza) e la relativa altezza di impostazione è ≤ 1/2.
  4. La superficie lorda minima libera in pianta dello spazio scoperto deve risultare al netto delle superfici aggettanti.
  5. La minima distanza di 3,50 m deve essere computata fra le pareti più vicine in caso di rientranze, fra parete e limite esterno della proiezione dell’aggetto in caso di sporgenza, fra i limiti esterni delle proiezioni di aggetti prospicienti.

S.3.5.2 Compartimento

Nota La funzione del compartimento è di limitare la progressione dell’incendio all’interno delle opere da costruzione, relegandone gli effetti a spazi circoscritti per un lasso temporale prestabilito.

  1. Le caratteristiche generali del compartimento antincendio sono definite nel capitolo capitolo G.1.

S.3.5.3 Compartimento a prova di fumo

Nota Nel compartimento a prova di fumo è impedito l’ingresso di effluenti dell’incendio da compartimenti comunicanti.

  1. Per essere considerato a prova di fumo in caso di incendio che si sviluppi in compartimenti comunicanti, il compartimento antincendio deve essere realizzato in modo da garantire una delle seguenti misure antincendio aggiuntive verso i compartimenti comunicanti dai quali si intende garantire la protezione dall’ingresso di fumo:
    a. il compartimento è dotato di un sistema di pressione differenziale progettato, installato e gestito secondo la norma UNI EN 12101-6 o equivalente;
    b. i compartimenti comunicanti da cui si intende garantire la protezione dall’ingresso di fumo sono dotati di SEFC che mantengono i fumi al di sopra dei varchi di comunicazione (capitolo S.8);
    c. il compartimento è dotato di SEFC, i compartimenti comunicanti da cui si intende garantire la protezione dall’ingresso di fumo sono dotati di SEFC (capitolo S.8);

d. il compartimento è separato con spazio scoperto dai compartimenti comunicanti da cui si intende garantire la protezione dall’ingresso di fumo;
e. il compartimento è separato con filtro a prova di fumo (paragrafo S.3.5.5) dai compartimenti comunicanti da cui si intende garantire la protezione
dall’ingresso di fumo;
f. il compartimento è separato con altri compartimenti a prova di fumo dai
compartimenti comunicanti da cui si intende garantire la protezione
dall’ingresso di fumo.
Nota Nella tabella S.3-5 sono riportati alcune applicazioni. Esempi di compartimento a prova di fumo sono: scala a prova di fumo, vano ascensore a prova di fumo, …

S.3.5.4 Filtro

Nota Nel filtro si ritiene improbabile l’innesco di un incendio ed è limitato l’ingresso di effluenti dell’incendio da compartimenti comunicanti. Nel filtro è generalmente ammessa la presenza di reception, portinerie, sale d’attesa, limitate apparecchiature elettriche, impianti tecnologici e di servizio ausiliari al funzionamento dell’attività, …

  1. Il filtro è un compartimento antincendio dotato di tutte le seguenti ulteriori caratteristiche:
    a. avente classe di resistenza al fuoco ≥ 30 minuti;
    b. munito di due o più porte almeno E 30-Sa munite di congegni di autochiusura;
    c. avente carico di incendio specifico qf ≤ 50 MJ/m2;
    d. non vi si detengono o trattano sostanze o miscele pericolose;
    e. non vi si effettuano lavorazioni pericolose ai fini dell’incendio.

S.3.5.5 Filtro a prova di fumo

Nota Nel filtro a prova di fumo si ritiene improbabile l’innesco di un incendio ed è impedito l’ingresso di effluenti dell’incendio da compartimenti comunicanti.

  1. Il filtro a prova di fumo è un filtro (paragrafo S.3.5.4), avente i requisiti di compartimento antincendio a prova di fumo di cui al paragrafo S.3.5.3.
  2. Se monopiano e di ridotta superficie lorda, è ammesso realizzare il filtro a prova di fumo come filtro (paragrafo S.3.5.4), dotato di una delle seguenti ulteriori caratteristiche:
    a. mantenuto in sovrappressione, ad almeno 30 Pa in condizioni di emergenza, da specifico sistema progettato, realizzato e gestito secondo la regola dell’arte;
    Nota La norma UNI EN 12101-6 riporta un metodo generalmente accettato per progettare il sistema di sovrappressione del filtro a prova di fumo.
    b. dotato di camino per lo smaltimento dei fumi d’incendio, adeguatamente progettato e di sezione ≥ 0,10 m2, sfociante al di sopra della copertura dell’opera da costruzione;
    c. areato direttamente verso l’esterno con aperture di superficie utile complessiva ≥ 1 m2. Tali aperture devono essere permanentemente aperte o dotate di chiusura facilmente apribile in caso di incendio in modo automatico o manuale. È escluso l’impiego di condotti.
  3. Per i varchi del filtro a prova di fumo è ammesso l’impiego di porte E 30 munite di congegni di autochiusura.

S.3.5.6 Superfici vulnerabili di chiusura esterna del compartimento

  1. L’adozione di particolari tipi di superfici di chiusura verso l’esterno (es. facciate continue, facciate ventilate, coperture, …) non deve costituire pregiudizio per l’efficacia della compartimentazione di piano o di qualsiasi altra compartimentazione orizzontale e verticale presente all’interno dell’edificio.
    Nota Utili riferimenti sono costituiti dalle circolari DCPST n°5643 del 31 marzo 2010 e DCPST n°5043 del 15 aprile 2013 recanti guida tecnica su “Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili”.

S.3.5.7 Segnaletica

  1. Le porte tagliafuoco devono essere contrassegnate su entrambi i lati con segnale UNI EN ISO 7010-F007 o equivalente, riportante il messaggio “Porta tagliafuoco tenere chiusa” oppure “Porta tagliafuoco a chiusura automatica” se munite di fermo elettromagnetico in apertura (tabella S.3-4).
Tabella S.3-4: Esempi di segnali UNI EN ISO 7010-F007
Tabella S.3-4: Esempi di segnali UNI EN ISO 7010-F007
Tabella S.3-5: Esempi di compartimenti a prova di fumo: viste in pianta e descrizione
Tabella S.3-5: Esempi di compartimenti a prova di fumo: viste in pianta e descrizione
Tabella S.3-5: Esempi di compartimenti a prova di fumo: viste in pianta e descrizione
Tabella S.3-5: Esempi di compartimenti a prova di fumo: viste in pianta e descrizione

S.3.6 Progettazione dei compartimenti antincendio

S.3.6.1 Regole generali

  1. Devono essere inseriti in compartimenti distinti:
    a. ciascun piano interrato e fuori terra di attività multipiano;
    b. aree dell’attività con diverso profilo di rischio;
    c. altre attività ospitate nella medesima opera da costruzione.
  2. È ammessa la presenza di compartimenti multipiano alle condizioni indicate al paragrafo S.3.6.2.
  3. La superficie lorda dei compartimenti non deve superare i valori massimi previsti in tabella S.3-6.
Tabella S.3-6: Massima superficie lorda dei compartimenti in m2
Tabella S.3-6: Massima superficie lorda dei compartimenti in m2

S.3.6.2 Compartimenti multipiano

  1. È ammessa la presenza di compartimenti multipiano alle condizioni della tabella S.3-7, in funzione del profilo di rischio Rvita dei compartimenti e delle caratteristiche geometriche dell’opera da costruzione.
  2. Deve essere comunque rispettata la massima superficie lorda di compartimento di cui alla tabella S.3-6 ed i vincoli dettati dalle altre misure antincendio (es. esodo, capitolo S.4).
Tabella S.3-7: Condizioni per la realizzazione di compartimenti multipiano
Tabella S.3-7: Condizioni per la realizzazione di compartimenti multipiano
Tabella S.3-8: Esempi di compartimenti multipiano
Tabella S.3-8: Esempi di compartimenti multipiano

S.3.7 Realizzazione dei compartimenti antincendio

S.3.7.1 Determinazione della classe di resistenza al fuoco

  1. La classe di resistenza al fuoco minima di ogni compartimento è determinata secondo quanto previsto nel capitolo S.2.
    Nel caso in cui il carico di incendio specifico di progetto qf,d non imponga una classe minima di resistenza al fuoco, non è richiesto il compartimento, a meno che non sia altrimenti espressamente prescritta una classe minima di resistenza al fuoco.
    Nota Ad esempio, per il filtro o per la scala d’esodo protetta è prescritta la classe minima di resistenza al fuoco pari a 30.
  2. In caso di compartimenti adiacenti, afferenti a diversi responsabili di attività, gli elementi di separazione degli stessi devono avere caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori a EI 60.
    Nota L’obiettivo è di proteggere l’attività dai terzi confinanti mediante elementi di separazione dotati di un livello minimo di resistenza al fuoco.

S.3.7.2 Selezione delle prestazioni degli elementi

  1. Le prestazioni degli elementi di compartimentazione sono selezionate secondo i criteri di impiego riportati alla tabella S.3-9.
  2. Tutte le chiusure dei varchi di comunicazione tra compartimenti devono possedere analoga classe di resistenza al fuoco ed essere munite di dispositivo di autochiusura (es. porte) o essere mantenute permanentemente chiuse (es. sportelli di cavedi impiantistici).
  3. Tutte le chiusure dei varchi tra compartimenti e vie di esodo di una stessa attività dovrebbero essere almeno a tenuta di fumi caldi (E) e freddi (Sa). Non è normalmente richiesto il requisito di isolamento (I) e di irraggiamento (W).
  4. Le porte tagliafuoco installate lungo le principali vie di passaggio degli occupanti dovrebbero essere preferibilmente munite di fermo elettromagnetico in apertura, asservito ad IRAI.
Tabella S.3-9: Criteri di scelta delle principali prestazioni degli elementi di compartimentazione
Tabella S.3-9: Criteri di scelta delle principali prestazioni degli elementi di compartimentazione

S.3.7.3 Continuità dei compartimenti

  1. Le chiusure d’ambito orizzontali e verticali dei compartimenti devono formare una barriera continua ed uniforme contro la propagazione degli effetti dell’incendio, ad esempio nel caso di:
    a. giunzioni tra gli elementi di compartimentazione,
    b. attraversamento degli impianti tecnologici o di processo con l’adozione di sistemi sigillanti resistenti al fuoco quando gli effetti dell’incendio possono attaccare l’integrità e la forma dell’impianto (es. tubazioni di PVC con collare, sacchetti penetranti nelle canaline portacavi, …) oppure con l’adozione di isolanti non combustibili su un tratto di tubazione oltre l’elemento di separazione quando gli effetti dell’incendio possono causare solo il riscaldamento dell’impianto (es. tubazioni metalliche rivestite, sul lato non esposto all’incendio dell’elemento di compartimentazione, con idonei materiali isolanti);
    c. canalizzazioni aerauliche, per mezzo dell’installazione di serrande tagliafuoco o impiegando canalizzazioni resistenti al fuoco per l’attraversamento dei compartimenti;
    d. camini di esaustione o di estrazione fumi impiegando canalizzazioni resistenti al fuoco per l’attraversamento dei compartimenti;
    e. facciate continue;
    f. ascensori o altri condotti verticali (es. cavedi per impianti, …).

S.3.8 Distanza di separazione per limitare la propagazione dell’incendio

  1. L’interposizione della distanza di separazione d in spazio a cielo libero tra ambiti della stessa attività o verso altre attività consente di limitare la propagazione dell’incendio.
  2. Ai fini della definizione di una soluzione conforme per la presente misura antincendio, il progettista impiega la procedura tabellare indicata al paragrafo S.3.11.2 oppure la procedura analitica del paragrafo S.3.11.3, imponendo ad un valore pari a 12,6 kW/m2 la soglia Esoglia di irraggiamento termico incidente sul bersaglio prodotto dall’incendio della sorgente considerata.
    Tale soglia è considerata adeguatamente conservativa per limitare l’innesco di qualsiasi tipologia di materiale, in quanto rappresenta il valore limite convenzionale entro il quale non avviene innesco del legno in aria stazionaria.
  3. Il progettista è tenuto a verificare almeno le seguenti tipologie di sorgenti e bersagli:
    a. opere da costruzione,
    b. depositi di materiali combustibili, anche ubicati in spazio a cielo libero.
  4. Qualora il carico d’incendio qf nei compartimenti o dei depositi di materiali combustibili dell’attività sia < 600 MJ/m2, si considera soluzione conforme l’interposizione di spazio scoperto tra sorgente e bersaglio.

S.3.9 Ubicazione

  1. È generalmente ammessa la coesistenza di più attività nella stessa opera da costruzione, anche afferenti a diversi responsabili o di tipologia diversa.

S.3.10 Comunicazioni tra attività

  1. Ove sia dimostrata necessità funzionale, sono generalmente ammesse comunicazioni tra le diverse attività inserite nella medesima opera da costruzione, anche afferenti a diversi responsabili.
    Nota Se la comunicazione tra attività è impiegata anche per l’esodo, si consideri quanto previsto al paragrafo S.4.5.13.
  2. In presenza di comunicazioni tra attività afferenti a responsabili diversi, i compartimenti con profilo di rischio Rvita in D1, D2 devono comunque essere a prova di fumo proveniente dalle altre attività.

S.3.11 Metodi per la determinazione della distanza di separazione

S.3.11.1 Generalità

  1. Nel presente paragrafo si illustrano i metodi per determinare la distanza di separazione d in spazio a cielo libero tra sorgente e bersaglio, che consente di limitare ad una soglia prefissata Esoglia l’irraggiamento termico incidente sul bersaglio, prodotto dall’incendio della sorgente considerata.
  2. Si definiscono elementi radianti le aperture ed i rivestimenti della facciata della sorgente tramite i quali viene emesso verso l’esterno il flusso di energia radiante dell’incendio (es. finestre, porte-finestre, rivestimenti di facciata combustibili, pannellature metalliche, vetrate, aperture in genere, …).
  3. Il piano radiante è una delle superfici convenzionali della sorgente. Il progettista individua, per ciascuna opera da costruzione, uno o più piani radianti rispetto ai quali determinare le distanze di separazione.
  4. Per determinare ciascun piano radiante, si approssimano le chiusure d’ambito dell’opera da costruzione sorgente con piani verticali tangenti e non intersecanti la costruzione stessa come mostrato nell’illustrazione S.3-1. A tal fine possono essere omessi gli elementi aggettanti incombustibili (es. sbalzi aperti, balconi, sporti di gronda, …). Eventuali arretramenti della facciata possono essere considerati
    a livello della facciata stessa.
Illustrazione S.3-1: Determinazione del piano radiante, vista in pianta delle costruzioni
Illustrazione S.3-1: Determinazione del piano radiante, vista in pianta delle costruzioni
  1. Come mostrato nell’illustrazione S.3-2, sul piano radiante si proiettano ortogonalmente dalla sorgente:
    a. la geometria degli elementi radianti;
    b. i confini di compartimentazione (es. solai resistenti al fuoco, pareti resistenti al fuoco, …).
  2. È definita piastra radiante ciascuna porzione del piano radiante impiegata per il calcolo semplificato dell’irraggiamento termico dalla sorgente a bersaglio. Per ciascun piano radiante sono individuate dal progettista una o più piastre radianti.
Illustrazione S.3-2: Determinazione delle piastre radianti, vista in pianta e frontale
Illustrazione S.3-2: Determinazione delle piastre radianti, vista in pianta e frontale
  1. Per determinare le piastre radianti, in ogni porzione di piano radiante delimitata dalle proiezioni dei confini di compartimentazione, si esegue l’inviluppo delle proiezioni degli elementi radianti prima definiti per mezzo di rettangoli di base Bi ed altezza Hi, come mostrato nell’illustrazione S.3-2 ed S.3-3. Tali rettangoli così ottenuti rappresentano le piastre radianti relative al piano radiante in esame.
Illustrazione S.3-3: Esempio percentuale di foratura della i-esima piastra radiante, vista frontale
Illustrazione S.3-3: Esempio percentuale di foratura della i-esima piastra radiante, vista frontale
  1. Qualora la sorgente non abbia pareti laterali (es. tettoia, deposito di materiale combustibile all’aperto, …) la percentuale di foratura pi è assunta pari ad 1.

S.3.11.2 Procedura per la determinazione tabellare
della distanza di separazione

  1. La presente procedura tabellare consente di determinare la distanza di separazione che limita ad un valore Esoglia pari a 12,6 kW/m2 l’irraggiamento termico incidente sul bersaglio, prodotto dall’incendio della sorgente considerata.
  2. Il progettista determina gli elementi radianti, il piano radiante di riferimento per la distanza oggetto di analisi, le relative piastre radianti come descritto al paragrafo S.3.11.1.
  3. Per l’i-esima piastra radiante, la distanza di separazione di è calcolata con la seguente relazione:
  1. Qualora il compartimento retrostante l’i-esima piastra radiante sia dotato di misure di controllo dell’incendio di livello di prestazione IV (capitolo S.6), la relativa distanza di separazione di può essere dimezzata.
  2. Ai fini della procedura tabellare, la distanza di separazione d in spazio a cielo libero tra sorgente e bersaglio è assunta pari al massimo dei valori delle distanze di ottenute per tutte le piastre radianti relative al piano radiante in esame.

S.3.11.3 Procedura per la determinazione analitica
della distanza di separazione

  1. La presente procedura analitica consente di determinare la distanza di separazione che limita ad un qualsiasi valore Esoglia l’irraggiamento termico incidente sul bersaglio, prodotto dall’incendio della sorgente considerata.
  2. Il progettista determina gli elementi radianti, il piano radiante di riferimento per la distanza oggetto di analisi, le relative piastre radianti come descritto al paragrafo S.3.11.1.
  3. La distanza di misurata tra l’i-esima piastra radiante ed il bersaglio garantisce adeguata separazione se è verificata la seguente relazione:
  1. Il fattore di vista F2-1 relativo a piastra radiante rettangolare e bersaglio posizionato sull’asse di simmetria normale alla piastra è calcolato secondo la seguente relazione:
Illustrazione S.3-4: Schematizzazione della piastra radiante
Illustrazione S.3-4: Schematizzazione della piastra radiante
  1. La potenza termica radiante dell’incendio convenzionale E1 è imposta come segue in funzione del carico di incendio specifico qf del compartimento retrostante l’i-esima piastra radiante:

con:
df spessore della fiamma, pari a 2/3 dell’altezza del varco da cui esce la
fiamma [m] Nota Si specifica che per ricavare i valori delle tabelle S.3-10 e S.3-11 riferite alla procedura tabellare si è posto df pari a 2 m.

  1. Qualora il compartimento retrostante l’i-esima piastra radiante sia dotato di misure di controllo dell’incendio di livello di prestazione IV (capitolo S.6), la relativa distanza di separazione di può essere dimezzata.
  2. Ai fini della presente procedura analitica, la distanza di separazione d in spazio a cielo libero tra sorgente e bersaglio è assunta pari al massimo dei valori delle distanze di ottenute per tutte le piastre radianti relative al piano radiante in esame.
    Nota La distanza di separazione calcolata con metodo analitico può differire da quella ottenuta con il metodo tabellare di cui al paragrafo S.3.11.2, a causa delle approssimazioni introdotte nelle tabelle S.3-10 e S.3-11.
Tabella S.3-10: Coefficienti α e β per attività con carico di incendio specifico qf > 1200 MJ/m2
Tabella S.3-10: Coefficienti α e β per attività con carico di incendio specifico qf > 1200 MJ/m2
Tabella S.3-11: Coefficienti α e β per attività con carico di incendio specifico qf ≤ 1200 MJ/m2
Tabella S.3-11: Coefficienti α e β per attività con carico di incendio specifico qf ≤ 1200 MJ/m2

S.3.12 Riferimenti

  1. Si indicano i seguenti riferimenti in merito alla realizzazione di compartimenti antincendio:
    a. Eurocodice 1, UNI EN 1991-1-2;
    b. UNI EN 12101-6.
  2. Si indicano i seguenti riferimenti in merito al calcolo della distanza di separazione:
    a. R E H Read, “External fire spread: building separation and boundary distances”, BRE report Cl SfB 98 (F47) (K22), 1991
    b. BS 9999, Section 36;
    c. J R Howell, “A Catalog of Radiation Heat Transfer Configuration Factors”, University of Texas, Austin, 2nd edition, 2001;
    d. T L Bergman, F P Incropera, “Fundamentals of Heat and Mass Transfer”, Wiley, 2011;
    e. NFPA 80A, “Recommended practice for protection of buildings from exterior fire exposures”;
    f. NFPA 555, “Guide on methods for evaluating potential for room flashover”.
  3. Si indicano i seguenti riferimenti in merito al dimensionamento dei camini di smaltimento dei filtri a prova di fumo:
    a. G T Tamura, C Y Shaw, “Basis for the design of smoke shafts”, Fire Technology, Volume 9, Issue 3, September 1973.

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