G.2.1 Principi e caratteristiche del documento

Il presente documento riporta alcune metodologie di progettazione della sicurezza antincendio finalizzate al raggiungimento degli obiettivi primari della prevenzione incendi.

Le soluzioni progettuali previste dalle metodologie di progettazione della sicurezza antincendio del presente documento allineano il panorama normativo italiano ai principi di prevenzione incendi internazionalmente riconosciuti.

L’impostazione generale del presente documento è basata sui seguenti principi:
a. generalità: le medesime metodologie di progettazione della sicurezza antincendio descritte possono essere applicate a tutte le attività;
b. semplicità: laddove esistano varie possibilità per raggiungere il medesimo risultato si prediligono soluzioni più semplici, realizzabili, comprensibili, per le quali è più facile la manutenzione;
c. modularità: la complessità della materia è scomposta in moduli facilmente accessibili, che guidano il progettista alla composizione di soluzioni progettuali appropriate per la specifica attività;
d. flessibilità: ad ogni prestazione di sicurezza antincendio richiesta all’attività corrisponde sempre la proposta di molteplici soluzioni progettuali prescrittive o prestazionali. Sono inoltre definiti metodi riconosciuti affinché il progettista possa concepire autonomamente e dimostrare la validità della specifica soluzione progettuale alternativa, nel rispetto degli obiettivi di sicurezza antincendio;
e. standardizzazione ed integrazione: il linguaggio della prevenzione incendi è conforme agli standard internazionali. Sono state inoltre integrate le disposizioni derivanti dai documenti preesistenti della prevenzione incendi italiana;
f. inclusione: le diverse disabilità (es. fisiche, mentali o sensoriali) e le specifiche necessità temporanee o permanenti degli occupanti sono considerate parte integrante della progettazione della sicurezza antincendio;
g. contenuti basati sull’evidenza: il presente documento è basato su studio, valutazione ed uso sistematico dei risultati della ricerca scientifica nazionale ed internazionale nel campo della sicurezza antincendio;
h. aggiornabilità: il presente documento è redatto in forma tale da poter essere facilmente aggiornato al fine di poter seguire il continuo avanzamento tecnologico e delle conoscenze.

G.2.2 Campo d’applicazione

  1. Il presente documento si applica alla progettazione, realizzazione e gestione della
    sicurezza antincendio delle attività, individuate con il presente decreto.
  2. Il documento è applicabile ad attività nuove ed esistenti.

G.2.3 Ipotesi fondamentali

  1. I contenuti tecnici del presente documento sono basati sulle seguenti ipotesi fondamentali:
    a. in condizioni ordinarie, l’incendio di un’attività si avvia da un solo punto d’innesco. b. il rischio d’incendio di un’attività non può essere ridotto a zero.
  2. Le misure antincendio di prevenzione, di protezione e gestionali previste nel presente documento sono pertanto selezionate al fine di minimizzare il rischio d’incendio, in termini di probabilità e di conseguenze, entro limiti considerati accettabili.
  3. Nota Si ritiene pertanto che nelle attività progettate, realizzate e gestite secondo le indicazioni di sicurezza antincendio ed i metodi del presente documento, il residuo rischio d’incendio sia considerato accettabile.

G.2.4 Struttura del documento

  1. Il presente documento si compone di quattro sezioni che disciplinano, nel loro complesso, l’intera materia antincendio:
    a. sezione G Generalità: contiene i principi fondamentali per la progettazione della sicurezza antincendio applicabili indistintamente a tutte le attività;
    b. sezione S Strategia antincendio: contiene le misure antincendio di prevenzione, protezione e gestionali applicabili a tutte le attività, per comporre la strategia antincendio al fine di mitigare il rischio d’incendio;
    c. sezione V Regole tecniche verticali: contiene le regole tecniche verticali, che completano, integrano o sostituiscono le misure della precedente sezione S per specifiche applicazioni tecniche o determinate tipologie d’attività.
    d. sezione M Metodi: contiene la descrizione di metodologie progettuali quantitative per la progettazione di misure antincendio, calibrate sulle particolari problematiche tecniche affrontate nella determinata attività.
  2. Ciascun capitolo del presente documento appartiene ad una delle sezioni sopra riportate, come specificato in testa al frontespizio del capitolo stesso.

G.2.5 Obiettivi della progettazione della sicurezza antincendio

  1. Progettare la sicurezza antincendio di un’attività significa individuare le soluzioni tecniche e gestionali finalizzate al raggiungimento degli obiettivi primari della prevenzione incendi, che sono:
    a. sicurezza della vita umana,
    b. incolumità delle persone,
    c. tutela dei beni e dell’ambiente.
  2. Gli obiettivi primari della prevenzione incendi si intendono raggiunti se le attività sono progettate, realizzate e gestite in modo da:
    a. minimizzare le cause d’incendio o d’esplosione;
    b. garantire la stabilità delle strutture portanti per un periodo di tempo determinato;
    c. limitare la produzione e la propagazione di un incendio all’interno dell’attività;
    d. limitare la propagazione di un incendio ad attività contigue;
    e. limitare gli effetti di un’esplosione;
    f. garantire la possibilità che gli occupanti lascino l’attività autonomamente o che gli stessi siano soccorsi in altro modo;
    g. garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza;
    h. tutelare gli edifici pregevoli per arte o storia;
    i. garantire la continuità d’esercizio per le opere strategiche;
    j. prevenire il danno ambientale e limitare la compromissione dell’ambiente in caso d’incendio.
    Nota Come specificato al capitolo G.3, la determinazione di quali edifici siano da considerarsi pregevoli per arte o storia e di quali opere siano da considerarsi strategiche è demandata a specifici atti
    normativi o ad esplicita richiesta del responsabile dell’attività.

G.2.6 Metodologia generale

Nota Questa metodologia generale è applicata a tutte le attività, anche nel caso siano disponibili pertinenti regole tecniche verticali (Sezione V).

  1. La progettazione della sicurezza antincendio delle attività è un processo iterativo, costituito dai seguenti passi:
    a. scopo della progettazione: si descrive qualitativamente e quantitativamente l’attività ed il suo funzionamento, al fine di chiarire lo scopo della progettazione;
    Nota Ad esempio, la descrizione dell’attività può comprendere: localizzazione e contesto, finalità, vincoli, struttura organizzativa e responsabilità, tipologia e quantità di occupanti, processi produttivi,
    opere da costruzione, impianti, tipologia e quantità di materiali stoccati o impiegati, …
    b. obiettivi di sicurezza: sono esplicitati gli obiettivi di sicurezza della progettazione previsti al paragrafo G.2.5, applicabili all’attività;
    Nota Ad esempio, non è necessario tutelare edifici che non risultino pregevoli per arte o storia, o garantire la continuità d’esercizio per opere che non siano considerate strategiche. c. valutazione del rischio: si effettua la valutazione del rischio d’incendio di cui al paragrafo G.2.6.1; d. profili di rischio: si determinano ed attribuiscono i profili di rischio, come previsto al paragrafo G.2.6.2; e. strategia antincendio: si procede alla mitigazione del rischio valutato tramite misure preventive, protettive e gestionali che rimuovano i pericoli, riducano i rischi o proteggano dalle loro conseguenze: i. definendo la strategia antincendio complessiva, secondo paragrafo G.2.6.3, ii. attribuendo i livelli di prestazione per tutte le misure antincendio, come previsto al paragrafo G.2.6.4; iii. individuando le soluzioni progettuali che garantiscono il raggiungimento dei livelli di prestazione attribuiti, secondo paragrafo G.2.6.5; f. qualora il risultato della progettazione non sia ritenuto compatibile con lo scopo definito al punto a, il progettista itera i passi di cui al punto e della presente metodologia.
  2. Qualora disponibili, il progettista è tenuto ad applicare i contenuti delle pertinenti regole tecniche verticali all’attività trattata, secondo le indicazioni dei successivi paragrafi.
  3. Nota La metodologia generale è schematizzata nell’illustrazione G.2-1.
Illustrazione G.2-1: Schematizzazione della metodologia generale

G.2.6.1 Valutazione del rischio d’incendio per l’attività

  1. Il progettista impiega uno dei metodi qualitativi o quantitativi di regola dell’arte per la valutazione del rischio d’incendio, in relazione alla complessità dell’attività trattata.
    Nota La valutazione del rischio d’incendio rappresenta un’analisi della specifica attività, finalizzata all’individuazione delle più severe ma credibili ipotesi d’incendio e delle corrispondenti conseguenze
    per gli occupanti, i beni e l’ambiente. Tale analisi consente al progettista di implementare e, se necessario, integrare le soluzioni progettuali previste nel presente documento.
  2. In ogni caso la valutazione del rischio d’incendio deve ricomprendere almeno i seguenti argomenti:
    a. individuazione dei pericoli d’incendio;
    Nota Ad esempio, si valutano: sorgenti d’innesco, materiali combustibili o infiammabili, carico incendio, interazione inneschi-combustibili, eventuali quantitativi rilevanti di miscele o sostanze pericolose, lavorazioni pericolose ai fini dell’incendio o dell’esplosione, possibile formazione di at – mosfere esplosive, …
    b. descrizione del contesto e dell’ambiente nei quali i pericoli sono inseriti;
    Nota Si indicano ad esempio: condizioni di accessibilità e viabilità, layout aziendale, distanziamenti, separazioni, isolamento, caratteristiche degli edifici, tipologia edilizia, complessità geometrica,
    volumetria, superfici, altezza, piani interrati, articolazione plano-volumetrica, compartimentazione, aerazione, ventilazione e superfici utili allo smaltimento di fumi e di calore, …
    c. determinazione di quantità e tipologia degli occupanti esposti al rischio d’incendio;
    d. individuazione dei beni esposti al rischio d’incendio;
    e. valutazione qualitativa o quantitativa delle conseguenze dell’incendio su occupanti, beni ed ambiente;
    f. individuazione delle misure preventive che possano rimuovere o ridurre i pericoli che determinano rischi significativi.
  3. Qualora siano disponibili pertinenti regole tecniche verticali, la valutazione del rischio d’incendio da parte del progettista è limitata agli aspetti peculiari della specifica attività trattata.
  4. La valutazione del rischio d’incendio deve includere anche la valutazione del rischio per atmosfere esplosive (capitolo V.2).

G.2.6.2 Attribuzione dei profili di rischio

  1. Dopo aver valutato il rischio d’incendio per l’attività, il progettista attribuisce le seguenti tre tipologie di profili di rischio:
    Rvita, profilo di rischio relativo alla salvaguardia della vita umana;
    Rbeni, profilo di rischio relativo alla salvaguardia dei beni economici;
    Rambiente, profilo di rischio relativo alla tutela dell’ambiente dagli effetti dell’incendio.
    Nota I profili di rischio sono indicatori speditivi e sintetici della tipologia di rischio presente negli ambiti dell’attività e non sono sostitutivi della dettagliata valutazione del rischio d’incendio condotta
    dal progettista secondo le indicazioni del paragrafo G.2.6.1.
  2. Il capitolo G.3 fornisce al progettista:
    a. la metodologia per determinare quantitativamente i profili di rischio Rvita ed Rbeni,
    b. i criteri per valutare il profilo di rischio Rambiente.

G.2.6.3 Strategia antincendio per la mitigazione del rischio

  1. Il progettista mitiga il rischio d’incendio valutato applicando un’adeguata strategia antincendio composta da misure antincendio di prevenzione, di protezione e gestionali.
  2. Nel presente documento le misure antincendio di prevenzione, di protezione e gestionali, di cui al comma 1, sono raggruppate in modo omogeneo nei capitoli compresi nella sezione Strategia antincendio.
  3. Per ciascuna misura antincendio sono previsti diversi livelli di prestazione, graduati in funzione della complessità crescente delle prestazioni previste ed identificati da numero romano (es. I, II, III, …)
  4. Il progettista applica all’attività tutte le misure antincendio, stabilendo per ciascuna i relativi livelli di prestazione in funzione degli obiettivi di sicurezza da raggiungere e della valutazione del rischio dell’attività.

G.2.6.4 Attribuzione dei livelli di prestazione alle misure antincendio

  1. Effettuata la valutazione del rischio d’incendio per l’attività e stabiliti i profili di rischio Rvita, Rbeni ed Rambiente nei pertinenti ambiti (capitolo G.3), il progettista attribuisce alle misure antincendio i relativi livelli di prestazione.
  2. Ciascun capitolo della sezione Strategia antincendio fornisce al progettista i criteri di attribuzione dei livelli di prestazione alle misure antincendio.
  3. Qualora disponibili, nelle pertinenti regole tecniche verticali possono essere definiti alcuni dei livelli di prestazione che il progettista è tenuto ad attribuire all’attività in funzione delle sue caratteristiche (es. numero degli occupanti, quota dei piani, quantità di sostanze e miscele pericolose, …).
  4. Per ogni misura antincendio, il progettista può attribuire livelli di prestazione differenti da quelli proposti nel presente documento.
    Se i livelli attribuiti sono inferiori a quelli proposti, il progettista è tenuto a dimostrare il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza antincendio impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio previsti al paragrafo G.2.7.
    Al fine di consentire la valutazione di tale dimostrazione da parte del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, è ammessa l’attribuzione di livelli di prestazione differenti da quelli proposti solo nelle attività con valutazione del progetto.
    Nota La definizione di attività con valutazione del progetto si trova nel capitolo G.1 ed include, oltre alle attività con valutazione ordinaria, anche quelle con possibilità della valutazione

G.2.6.5 Individuazione delle soluzioni progettuali

  1. Per ogni livello di prestazione di ciascuna misura antincendio sono previste diverse soluzioni progettuali. L’applicazione di una delle soluzioni progettuali garantisce il raggiungimento del livello di prestazione richiesto.
  2. Sono definite tre tipologie di soluzioni progettuali:
    a. soluzioni conformi;
    b. soluzioni alternative;
    c. soluzioni in deroga.
    Nota Le definizioni di soluzioni conforme, soluzione alternativa e soluzione in deroga si trovano nel capitolo G.1.
  3. Qualora disponibili, nelle pertinenti regole tecniche verticali possono essere descritte eventuali soluzioni progettuali complementari o sostitutive di quelle dettagliate nella sezione Strategia antincendio, oppure semplici prescrizioni aggiuntive per la specifica tipologia d’attività.
    Il progettista può sempre scegliere la soluzione progettuale più adatta alla tipologia d’attività.

G.2.6.5.1 Applicazione di soluzioni conformi

  1. Il progettista che fa ricorso alle soluzioni conformi non è tenuto a fornire ulteriori valutazioni tecniche per dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione.
  2. Le soluzioni conformi sono solo quelle proposte nei pertinenti paragrafi della sezione Strategia antincendio e delle regole tecniche verticali.

G.2.6.5.2 Applicazione di soluzioni alternative

  1. Il progettista può fare ricorso alle soluzioni alternative proposte nei pertinenti paragrafi della sezione Strategia antincendio e delle regole tecniche verticali, oppure può proporre specifiche soluzioni alternative con i metodi di cui al punto successivo.
  2. Il progettista che fa ricorso alle soluzioni alternative è tenuto a dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione, impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio ammessi per ciascuna misura antincendio tra quelli del paragrafo G.2.7.
  3. Al fine di consentire la valutazione di tale dimostrazione da parte del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, è ammesso l’impiego di soluzioni alternative solo nelle attività con valutazione del progetto.
    Nota La definizione di attività con valutazione del progetto si trova nel capitolo G.1 ed include, oltre alle attività con valutazione ordinaria, anche quelle con possibilità della valutazione

G.2.6.5.3 Applicazione di soluzioni in deroga

  1. Se non possono essere efficacemente applicate né le soluzioni conformi, né le soluzioni alternative, il progettista può ricorrere al procedimento di deroga secondo le procedure previste dalla vigente normativa.
  2. Il progettista che sceglie le soluzioni in deroga è tenuto a dimostrare il raggiungimento dei pertinenti obiettivi di prevenzione incendi di cui al paragrafo G.2.5, impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio previsti al paragrafo G.2.8.
  3. Tutte le disposizioni del presente documento, incluse quelle definite nelle regole tecniche verticali, possono diventare oggetto di procedimento

G.2.7 Metodi di progettazione della sicurezza antincendio

  1. La tabella G.2-1 elenca i metodi per la progettazione della sicurezza antincendio impiegabili da parte di professionista antincendio per:
    a. la verifica delle soluzioni alternative al fine di dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione (paragrafo G.2.6.5.2);
    b. la verifica del livello di prestazione attribuito alle misure antincendio al fine di dimostrare il raggiungimento dei pertinenti obiettivi di sicurezza antincendio (paragrafo G.2.6.4).
Tabella G.2-1: Metodi di progettazione della sicurezza antincendio
Tabella G.2-1: Metodi di progettazione della sicurezza antincendio

G.2.8 Metodi aggiuntivi di progettazione della sicurezza antincendi

  1. Per la verifica di soluzioni in deroga (paragrafo G.2.6.5.3), al fine di dimostrare il raggiungimento dei pertinenti obiettivi di prevenzione incendi indicati al paragrafo G.2.5, il professionista antincendio può impiegare i metodi per la progettazione della sicurezza antincendio di cui alla tabella G.2-1 ed i metodi aggiuntivi della tabella G.2-2.
Tabella G.2-2: Metodi aggiuntivi di progettazione della sicurezza antincendio

G.2.9 Valutazione del progetto antincendio

  1. Ai fini della valutazione del progetto da parte del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, secondo le procedure previste dalla vigente normativa, il progettista deve garantire tramite la documentazione progettuale:
    a. l’appropriatezza degli obiettivi di sicurezza antincendio perseguiti, delle ipotesi di base, dei dati d’ingresso, dei metodi, dei modelli, degli strumenti normativi selezionati ed impiegati a supporto della progettazione antincendio;
    Nota Ad esempio: appropriata applicazione delle soluzioni conformi,
    b. la corrispondenza delle misure di prevenzione incendi agli obiettivi di sicurezza
    perseguiti secondo le indicazioni del presente documento;
    Nota Ad esempio: previsione di adeguato sistema di vie d’esodo per soddisfare l’obiettivo di sicurezza della vita umana, …
    c. la correttezza nell’applicazione di metodi, modelli e strumenti normativi.
    Nota Ad esempio: assenza di grossolani errori di calcolo, corrispondenza tra i risultati numerici dei cal –
    coli e le effettive misure antincendio, …
  2. Il progettista assume piena responsabilità in merito alla valutazione del rischio
    d’incendio riportata nella documentazione progettuale relativa

G.2.10 Indicazioni generali per la progettazione di impianti per la sicurezza antincendio

G.2.10.1 Prescrizioni comuni

Nota Le definizioni di progetto dell’impianto, specifica dell’impianto, manuale d’uso e manutenzione dell’impianto, modifica sostanziale e le definizioni afferenti la normazione volontaria sono reperibili nel capitolo G.1.

  1. Per l’installazione e la modifica sostanziale degli impianti deve essere redatto un progetto dell’impianto, elaborato secondo la regola dell’arte e sulla base dei requisti indicati nella specifica dell’impianto.
  2. Qualora il progetto dell’impianto sia elaborato secondo una norma europea o una norma nazionale, lo stesso deve essere a firma di tecnico abilitato.
  3. Fatti salvi gli obblighi connessi all’impiego di prodotti rientranti nel campo di applicazione di specifiche tecniche armonizzate, qualora il progetto dell’impianto sia elaborato secondo norme internazionali o norme riconosciute a livello internazionale, TS o TR, lo stesso deve essere a firma di professionista antincendio.
  4. Il progetto dell’impianto deve essere a firma di professionista antincendio anche in caso di soluzioni progettuali che prevedono l’impiego di prodotti o tecnologie di tipo innovativo di cui al paragrafo G.2.7.
  5. Le norme o i documenti tecnici di cui al comma 3 devono essere applicati in ogni loro parte, evidenziandone specificatamente l’idoneità della realizzazione, compreso l’utilizzo dei componenti necessari al corretto funzionamento dell’impianto.
  6. I parametri impiegati per la progettazione degli impianti sono individuati dai soggetti responsabili della valutazione del rischio di incendio e della progettazione.
    I responsabili dell’attività in cui sono installati gli impianti hanno l’obbligo di mantenere le condizioni che sono state valutate per l’individuazione dei predetti parametri di progetto.
    Nota La variazione delle condizioni di esercizio (es. diversa tipologia delle merci stoccate, aumento della altezza di impilamento, introduzione di processi pericolosi ai fini dell’incendio, …) potrebbe
    degradare la prestazione di protezione dell’impianto, pertanto al variare delle condizioni di esercizio dell’ambito protetto è necessario verificare se l’impianto risulta essere ancora efficace per la protezione richiesta.
  7. Ai fini della valutazione del progetto antincendio dell’attività, prevista dalla normativa vigente, gli impianti devono essere documentati dalla specifica dell’impianto che si intende installare o modificare sostanzialmente. La specifica dell’impianto deve essere a firma di tecnico abilitato nel caso di cui al comma 2 o di professionista antincendio nel caso di cui al comma 3.
  8. Al termine dei lavori di installazione dell’impianto devono essere forniti, al responsabile dell’attività, oltre a quanto già previsto dalla normativa vigente, il progetto dell’impianto, la documentazione finale richiamata dalla norma impiegata per la progettazione e l’installazione dello stesso, nonché il relativo manuale d’uso e manutenzione.
  9. Gli impianti devono essere progettati, realizzati e mantenuti a regola d’arte secondo quanto prescritto dalle specifiche regolamentazioni, dalle norme di buona tecnica e dalle istruzioni fornite dal fabbricante.

G.2.10.2 Sistemi o impianti a disponibilità superiore

Nota La definizione di sistemi o impianti a disponibilità superiore è reperibile nel capitolo G.1. Le definizioni di disponibilità (availability), affidabilità (reliability), manutenibilità (maintainability), supporto logistico della manutenzione (maintenance support performance), stato degradato (degraded state), stato di indisponibilità (down state), guasto (failure) e tasso di guasto medio (mean failure rate) sono riportate nella norma UNI EN 13306.

  1. La disponibilità superiore per sistemi o impianti può essere ottenuta tramite:
    a. migliore affidabilità,
    Nota Ad esempio, grazie a componenti con minor rateo di guasto, ridondanza delle fonti di alimentazione elettrica, di estinguente, di componenti critici, inserimento di accorgimenti per la riduzione degli errori umani, protezioni specifiche dagli effetti dell’incendio, …
    b. maggiore manutenibilità e supporto logistico della manutenzione.
    Nota Ad esempio, tramite riduzione dei tempi di ripristino dei guasti, programmazione delle manutenzioni per settori dell’impianto, controlli e prove periodiche, …
    Nota Utile riferimento per ispezione, test e manutenzione degli impianti di protezione attiva è rappresentato dalla norma NFPA 25.
  2. Al fine di mantenere il livello di sicurezza assicurato all’attività, per sistemi o impianti a disponibilità superiore deve essere prevista la gestione degli stati degradati o dello stato di indisponibilità del sistema.
    Nota Ad esempio, tramite limitazione della severità degli stati degradati, misure gestionali compensative, condizioni o limitazioni d’esercizio dell’attività, …
  3. Se nel presente documento non è richiesta disponibilità superiore, non sono dovute specifiche valutazioni per i sistemi o gli impianti realizzati secondo la regola dell’arte.

G.2.11 Riferimenti

  1. Ciascun capitolo del presente documento contiene i riferimenti a norme e pubblicazioni scientifiche da cui trae metodi, soglie, parametri.
  2. Si indicano di seguito alcuni riferimenti bibliografici impiegati come riferimento nella stesura del presente documento:
    a. BS 9999 “Code of practice for fire safety in the design, management and use of buildings”, British Standards Institution (BSI)
    http://www.bsigroup.com/
    b. NFPA 101 “Life Safety Code”, National Fire Protection Association
    http://www.nfpa.org
    c. International Fire Code 2009, International Code Council
    http://www.iccsafe.org/
  3. In merito alla valutazione del rischio, si indicano i seguenti riferimenti:
    a. ISO 16732-1 “Fire safety engineering – Fire risk assessment – Part 1: General”
    b. ASTM E1776 “Standard Guide for Development of Fire-Risk-Assessment Standards”

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