G.3.1 Definizione dei profili di rischio

  1. Al fine di descrivere sinteticamente la tipologia di rischio di incendio dell’attività si definiscono le seguenti tipologie di profilo di rischio:
    Rvita: profilo di rischio relativo alla salvaguardia della vita umana;
    Rbeni: profilo di rischio relativo alla salvaguardia dei beni economici;
    Rambiente: profilo di rischio relativo alla tutela dell’ambiente.
  2. Il profilo di rischio Rvita è attribuito per ciascun compartimento e, ove necessario, per ciascuno spazio a cielo libero dell’attività, come indicato nel paragrafo G.3.2.
    Nota Ad esempio, l’attribuzione del profilo di rischio Rvita negli spazi a cielo libero è necessaria per la progettazione dell’esodo delle attività all’aperto.
  3. Il profilo di rischio Rbeni è attribuito all’intera attività o ad ambiti di essa, come indicato nel paragrafo G.3.3.
  4. Il profilo di rischio Rambiente è attribuito all’intera attività o ad ambiti di essa, come indicato nel paragrafo G.3.4.

G.3.2 Profilo di rischio Rvita

G.3.2.1 Determinazione

  1. Il profilo di rischio Rvita è attribuito in relazione ai seguenti fattori:
    δocc: caratteristiche prevalenti degli occupanti;
    Nota Per “prevalenti” si intendono le caratteristiche degli occupanti che per numerosità e tipologia sono più rappresentativi dell’attività svolta nell’ambito considerato in qualsiasi condizione d’esercizio.
    Ad esempio, un ufficio in cui vi sia modesta presenza solo occasionale e di breve durata di pubblico può essere classificato δocc = A.
    δα: velocità caratteristica prevalente di crescita dell’incendio, riferita al tempo tα in secondi, impiegato dalla potenza termica per raggiungere il valore di 1000 kW.
    Nota Per “prevalente” si intende la caratteristica rappresentativa del rischio di incendio in qualsiasi condizione d’esercizio. Ad esempio, la presenza nelle attività civili di limitate quantità di prodotti infiammabili per la pulizia adeguatamente stoccati non è considerata significativa e dunque neanche prevalente.
  2. Le tabelle G.3-1 e G.3-2 guidano il progettista nella selezione dei fattori δocc e δα; gli esempi devono considerarsi indicativi, non esaustivi e non possono essere utilizzati per la determinazione di δocc e tα senza valutazioni più approfondite da parte del progettista.
  3. Il progettista può selezionare il valore di tα anche ricorrendo ad una delle seguenti opzioni:
    a. dati pubblicati da fonti autorevoli e condivise,
    b. determinazione diretta della curva RHR (rate of heat release) relativa ai combustibili effettivamente presenti e nella configurazione in cui si trovano, secondo le indicazioni del capitolo M.2 o tramite misure presso laboratorio di prova, secondo protocolli sperimentali consolidati.
    Nota Le definizioni di RHR e di laboratorio di prova sono riportate nel capitolo G.1. Ad esempio, utili riferimenti per la determinazione sperimentale della curva RHR sono le norme della serie ISO 9705, la norma ISO 24473, la norma ISO 16405, …
  4. Il valore di δα, valutato in assenza di sistemi di controllo dell’incendio, può essere ridotto di un livello se l’attività è servita da misure di controllo dell’incendio di livello di prestazione V (capitolo S.6).
  5. Il valore di Rvita è determinato come combinazione di δocc e δα, come da tabella G.3-3.

G.3.2.2 Profili di rischio Rvita per alcune tipologie di destinazione d’uso

  1. In tabella G.3-4 si riporta un’indicazione, non esaustiva, sul profilo di rischio Rvita per le tipologie di destinazione d’uso (occupancy) più comuni. Qualora il progettista scelga valori diversi da quelli proposti, è tenuto a indicare le motivazioni della scelta nei documenti progettuali.
    Ove non previsto nel presente documento, per i compartimenti aventi Rvita compreso in Ci1, Ci2, Ci3, possono assumersi a riferimento i livelli di prestazione e le soluzioni progettuali rispettivamente per Cii1, Cii2, Cii3, tenendo conto della maggiore familiarità degli occupanti con l’attività e dello specifico rischio di incendio.
Tabella G.3-1: Caratteristiche prevalenti degli occupanti
Tabella G.3-2: Velocità caratteristica prevalente di crescita dell’incendio
Tabella G.3-3: Determinazione di Rvita
Tabella G.3-4: Profilo di rischio Rvita per alcune tipologie di destinazione d’uso

G.3.3 Profilo di rischio Rbeni

  1. L’attribuzione del profilo di rischio Rbeni è effettuata in funzione del carattere strategico dell’intera attività o degli ambiti che costituiscono l’attività, e dell’eventuale valore storico, culturale, architettonico o artistico delle stesse e dei beni in esse contenuti.
  2. Ai fini dell’applicazione del presente documento:
    a. una attività o un ambito si considerano vincolati per arte o storia se essi stessi o i beni in essi contenuti sono tali a norma di legge;
    b. una attività o un ambito risultano strategici se sono tali a norma di legge o in considerazione di pianificazioni di soccorso pubblico e difesa civile o su indicazione del responsabile dell’attività.
    Nota Su richiesta del responsabile dell’attività, in aggiunta agli obblighi normativi, il progettista può incrementare il valore del profilo di rischio Rbeni al fine di garantire obiettivi di sicurezza antincendio come la continuità d’esercizio a seguito d’incendio.
  3. La tabella G.3-5 guida il progettista nella determinazione del profilo di rischio Rbeni.
Tabella G.3-5: Determinazione di Rbeni

G.3.4 Profilo di rischio Rambiente

  1. Il progettista valuta il profilo di rischio Rambiente in caso di incendio, distinguendo gli ambiti dell’attività nei quali tale profilo di rischio è significativo, da quelli ove è non significativo.
  2. La valutazione del profilo di rischio Rambiente deve tenere conto dell’ubicazione dell’attività, ivi compresa la presenza di ricettori sensibili nelle aree esterne, della tipologia e dei quantitativi di materiali combustibili presenti e dei prodotti della combustione da questi sviluppati in caso di incendio, delle misure di prevenzione e protezione antincendio adottate.
    Nota La presenza di materiali stoccati in attività ricadenti nel campo di applicazione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” può dare luogo ad Rambiente significativo.
    Nota Nel capitolo V.1 sono indicate possibili misure di mitigazione del rischio di danno ambientale derivante da incendio.
    Nota Negli stabilimenti per i quali si applica il decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105 “Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose”, il rischio ambientale è mitigato dalle misure adottate nell’ambito dei procedimenti autorizzativi previsti dal suddetto decreto.
  3. Il profilo di rischio Rambiente è ritenuto non significativo negli ambiti protetti da impianti o sistemi automatici di completa estinzione dell’incendio (capitolo S.6) a disponibilità superiore.
  4. Le operazioni di soccorso condotte dal Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sono escluse dalla valutazione di cui al comma 1.

G.3.5 Riferimenti

  1. Si indicano i seguenti riferimenti:
    a. ISO/TR 16738,
    b. BS 9999 “Section 2 – Risk profiles and assessing risk”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *